Obiettivo del trattamento endodontico è recuperare un elemento dentale colpito da una patologia irreversibile della polpa. H. Schilder nel 1974 ha rivoluzionato l’endodonzia introducendo gli obiettivi, ancora oggi validi, per ottenere una terapia di successo: detersione 3D ed otturazione 3D del sistema dei canali radicolari raggiungibile mediante una sagomatura che deve essere centrifuga al canale originario.
L’introduzione degli strumenti meccanici NiTi alla fine degli anni 90 ha rivoluzionato l’endodonzia permettendo anche agli operatori meno esperti di raggiungere risultati eccellenti.
Oggi la sfida non è solo raggiungere alti livello di successo in modo semplice ma anche non modificare la resistenza del dente: il trattamento deve essere pertanto mini-invasivo (A. H. Gluskin 2014).
Tre sono i parametri da seguire per realizzare una sagomatura troncoconica corretta: lunghezza di lavoro, l’ampiezza del forame apicale e la conicità finale della sagomatura. Vorrei a questo punto sottolineare che il nostro obiettivo è la detersione 3D e l’otturazione 3D necessari per eliminare l’infezione canalare. La sagomatura del canale è quindi solo un mezzo per ottenere il risultato. Deve essere pertanto più conservativa possibile garantendo però il nostro obiettivo primario cioè l’eliminazione dei batteri dal sistema dei canali radicolari.
Posto a questo punto che la lunghezza di lavoro è ormai universalmente riconosciuta essere al termine del canale cioè quella rilevata con il localizzatore elettronico del forame (Y.L. Ng 2007- 2008, M.P.J. Gordon 2004, O. Pommer 2002, Mc Donald 1999) dobbiamo chiederci:
⁃ quale è l’ampiezza minima del forame apicale per garantire un corretto flusso degli irriganti sino al forame apicale?
⁃ quale è la conicità minima della sagomatura finale necessaria per garantire un corretto flusso degli irriganti sino al forame apicale ed una semplice otturazione 3D?
La maggioranza dei canali (più del 90%) sono inizialmente sondabili con una lima 10 (0.010 mm) in questi casi la letteratura dimostra che è sufficiente raggiungere il forame apicale con uno strumento endodontico con un punta 25 o 30 (0,025, 0,030 mm) al fine di raggiungere un buon flusso degli irriganti sino al forame apicale. Allargare ulteriormente il forame è quindi ininfluente ai fini della detersione e pericoloso in termini meccanici (L.G. Coldero 2002, A. Khademi 2006, F. Paqué 2009, C. Boutsioukis 2010, A. El Ayouti 2011, A. Aminoshariae 2015, G. Plotino 2019, O.Y.S. Lee 2019).
La letteratura dimostra che la conicità finale del canale non incide sul flusso degli irriganti (J.F. Siqueira 1999, C. Aydin 2007, M.E. de Lima Machado 2010, I.S. Arvaniti 2011).
Ai fini meccanici aumentare la conicità quindi non è necessario risulta anzi dannoso diminuendo la resistenza a frattura dell’elemento dentale (E. Krikeli 2018, M. Sabeti 2018).
⁃ Il nostro obiettivo è raggiungere una detersione 3D ed una otturazione 3D mediante una sagomatura mini-invasiva,
⁃ è sufficiente raggiungere il forame apicale con strumento endodontico con punta 25 o 30 (0,025, 0,030 mm) al fine di raggiungere un buon flusso degli irriganti sino al forame apicale,
⁃ una conicità bassa della sagomatura garantisce il mantenimento dell’anatomia originaria e la resistenza meccanica dell’elemento dentale,
⁃ conicità finali .06, .07, .08, .09 sono pericolose e non necessarie sia in termini biologici che meccanici (si ricorda che gli strumenti di grande conicità tendono a radrizzare il canale creando pareti canalari sottili in più questi strumenti sono più soggetti a frattura per fatica ciclica),
⁃ conicità finali .04 richiedono tecniche di detersione ed otturazione dedicate non semplici per l’odontoiatra generico,
⁃ la conicità finale .05 si è dimostrata idonea al fine del raggiungimento degli obiettivi necessari per ottenere una terapia di successo di semplice esecuzione alla portata quindi sia del dentista generico che dello specialista.

